UN MONDO ALTROVE
L’inutilità quasi definitiva di qualsivoglia recensione è testimoniata oggi dall’unica domanda onesta da rivolgere ai singoli fruitori di qualsivoglia opera : siete soddisfatti del denaro e del tempo che avete speso ? Sì , no , abbastanza . Punto. Va bene così .
Tuttavia ci sono imprese artistiche che non si possono passare sotto silenzio in ragione di un debito , squisitamente personale , di gratitudine . Come nel caso di questo libro, che rimane aggrappato ai sentimenti con tutto il peso struggente della sua inattualità e della sua contemporaneità in filigrana , imperfezioni comprese.
Siamo alla fine degli anni venti . Un preadolescente americano , di padre solo anagraficamente noto ,viene trascinato in Messico da una madre intenta a sopravvivere tramite vantaggiose quanto precarie relazioni simil matrimoniali con uomini danarosi .L’unico modo per sfuggire alla nevrosi narcisistica della solitudine e di un abbandono sempre latente consiste nell’immergersi in una misteriosa grotta marina di Isla Pixol ,interagendo con un mondo di bellezza e di silenzio , per poi prendere appunti circa i suoi stati d’animo , da osservatore discreto , di cui nulla mai sapremo , e che rappresentano il tesoro nascosto , perso e ritrovato , del racconto .
Il destino porterà poi il ragazzo , scartato con il foglio blu alla visita di leva ( e chi voglia informarsi lo faccia , chè mai condizione esistenziale fu così turchinamente e serenamente risolta) a fungere da assistente stuccatore per i grandi murales di Diego Rivera , nonché a divenire in seguito segretario e cuoco sia di Frida Kalo che di Lev Trockij , ospite perseguitato da Stalin nella famosa Casa blu . Per poi ritornare in America , scrivere due grandi romanzi di successo sugli Aztechi e sui Maya , assistito da un altro formidabile personaggio , la stenografa Violet Brown . Finchè l’ossessione anti comunista del maccartismo ( e quanto trumpismo c’è già dentro ) lo riporterà a chiudere il cerchio nella stessa grotta magica della sua infanzia .
Barbara Kingsolver usa in modo accattivante e accorto non solo la storia vera dei tempi con tutti i documenti giornalistici e giudiziari dell’epoca , ma l’innesta con grande verosimiglianza sulle finte lettere degli ammiratori , come sui finti dialoghi tra personaggi esistiti o fittizi , che rappresentano uno dei tanti pregi scintillanti del racconto .Intanto , sullo sfondo , Cortes inganna Montezuma e stermina gli indigeni , mentre i Maya lasciano templi bianchi , ossificati da un tempo remoto che li aveva riempiti di colori..
Ora , quali sono gli elementi che pervasivamente qualificano questo imponente e particolare romanzo , naturalmente scritto benissimo ? Innanzitutto l’invenzione di un personaggio che , pur comparendo in tutte le pagine , rimane sempre in disparte, esplicito e misterioso , ritroso e partecipe e che , senza mai adoperare il pronome io , testimonia direttamente sia fatti storicamente straordinari che quotidianamente insignificanti , come se l’ombra luminosa in cui s’avvolge fosse una cinepresa personale azionata da un terzo . Secondo un’attualizzazione , inconscia o meno ,dell’ormai quasi umanamente incomprensibile Idiota di Dostoevskij .
Estraneo e al tempo stesso partecipe dell’enigmaticità del mondo , Harrison Shepherd crede nella parola senza subire la tentazione né della verità religiosa né dei modelli laici e ingenuamente , serenamente, continuativamente si muove agli angoli : umile e operoso , arguto e benevolo , sopportando , provocando , servendo e catalizzando i personaggi storici che lo attorniano , né in cerca di Dio né sulle tracce di sé , senza verità da propugnare ma con esperienze da mettere al servizio degli altri perchè lo usino e , usandolo , gli conferiscano una dignità quasi alata pur senza angelicazioni . Con naturale, vergine spontaneità . Sempre compassionevolmente , ma da pari a pari .
Tutto il romanzo ruota poi in fondo alla vera essenza che originalmente lo ispira e lo sottende, ossia che la parte piu’ importante di ogni storia sia quella mai neanche accennata , quella che , rimanendo nascosta , consente ad un lettore magistralmente sollecitato di riempire a sua volta i misteriosi spazi bianchi che si annidano invisibili dietro le fittissime pagine. Come del resto succede alle vite di ognuno , poco conosciute a se stessi e sconosciute agli altri .
E per questo nostalgico e documentatissimo richiamo da un passato sia remoto che estremamente prossimo , per l’abbraccio voluttuosamente malinconico mantenuto al presente ad ogni pagina , e per gli stimoli ad un futuro che si nutre unicamente di ciò che sappiamo del passato , dedichiamo all’autrice e ai suoi personaggi un nostro non fuggevole spazio affettivo , fra i tanti libri diversi che ci portiamo dietro . Come gli omini bianchi e marroni di Diego Rivera , gravati dorsalmente da fasci di calle più grandi di loro , eppure sostenuti con leggerezza , come un riscatto e un pungolo.
Il libro
UN MONDO ALTROVE di Barbara Kingsolver , Neri Pozza 2025 , 560 pagine
L’autore
Barbara Kingsolver ( Maryland , 1955 ) è figlia di un medico trasferitosi in Congo. Diplomatasi al liceo dopo il ritorno negli Usa , studia pianoforte classico e si laurea in biologia . Coinvolta nell’attivismo contro la guerra in Vietnam, ripara in Francia , per poi stabilirsi definitivamente in Arizona , dove consegue un master in ecologia e biologia evolutiva .Tra le sue opere principali La collina delle farfalle – 2011 – in cui si mettono a frutto i suoi studi specialistici e si affaccia per la prima volta la tematica degli episodi nascosti, senza che nulla trapeli . Un mondo altrove – 2020 – Demon Copperhead – 2023 – affascinante e sommariamente definito dickensiano – quando non si conosce Dickens – dove si esalta e raffina la capacità di creare storie e personaggi coinvolgenti ( quest’ultimo meno compulsivo , ma apparentabile piuttosto ad un altro grande , meritato successo : Una vita come tante di Hanya Yanagihara )
La citazione
“Scriveva come se fosse stato la persona con la macchina fotografica in ognuno degli eventi della sua vita, e quindi non è presente in nessuna foto”
“Uno alla volta , i corpi nella casa si sono alzati da terra , le mani hanno controllato i battiti del cuore e a fatica si sono rimessi addosso la vita come un vestito che era stato strappato via”